La solitudine del tiratore

: “Voi non mi capite. Noi tiratori scelti siamo soli per natura…soli nel mondo, affidiamo i nostri istinti e poniamo la nostra essenza in un sol colpo”.

 L’aveva detto con una certa malinconia, con quella freddezza che può essere compresa solo da chi conosce la solitudine.

Eppure tutti noi prendemmo quella frase come un inutile scusa con la quale lui, Irvine Kinneas, il nostro tiratore scelto, cercava di avvicinarsi alle ragazze. Non sembrava certo un tipo malinconico, lui. Non era di certo qualcuno che si faceva prendere dalla paura. Anzi, sembrava un tipo superbo, sicuro di sé stesso e delle sue capacità. Addirittura sembrava presuntuoso.

Aveva detto sicuro di sé: “No problem…io non sbaglio mai!”. Aveva fatto il suo solito sorriso e quella sua autostima ci aveva, in un certo senso, rassicurato. Ed ora, cosa vedevano i miei occhi?

Se ne stava lì, seduto per terra, con il fucile in mano dicendo di non potercela fare. Un sol colpo, tutto il destino era affidato a quel maledetto colpo di fucile. Ma lui era o non era il miglior tiratore del mondo? Però…era troppo rischioso…troppo difficile, e questo, lui lo sapeva!

Ora capivo cosa voleva dire con quella frase. Si sentiva solo, senza nessuno su cui contare ed io, questo, lo sapevo!

La strega era lì, intrappolata, ed Irvine doveva solo sparare. La folla urlava, lui si disperava ed io cercavo di calmarlo. Poi gli dissi: “Fa finta che sia un segnale”. I suoi occhi s’illuminarono. Sul suo volto ritornò la fiducia che in un attimo aveva perso. Strinse la sua arma e s’inginocchiò. Puntò Edea, gli tremava un po’ il braccio. Finalmente si calmò. Il suo sguardo era sicurissimo di centrare il bersaglio. Ancora un istante e poi…sparò.